STORIA DELLA PUGLIA
In questa sezione potrete trovare alcune informazioni sulla storia
della Puglia tratte dal sito: http://www.italiadonna.it/public/percorsi/02014/puglias.htm

LA STORIA
Questa regione, popolata in origine da genti sia illiriche che greche
(fondazione di Taranto), comprendeva anticamente il territorio dell'attuale
Puglia, l'Apulia e la Calabria.
I Romani, che invasero la regione nel corso delle guerre contro i Sanniti
e contro Pirro (sec. IV-III a.C.), vi fondarono diverse colonie, come
Luceria (Lucera), Venusia (Venosa) e Brundisium (Brindisi).
Nonostante le diverse rivolte delle popolazioni locali, la regione fu
integrata, nel riordinamento augusteo, nella II regione, detta Apulia
e Calabria. Economicamente florida, sia per l'agricoltura che per i commerci,
grazie soprattutto alla sua posizione strategica tra l'Oriente e Roma,
a cui la regione era collegata dalla Via Appia, la Puglia godette in epoca
romana di una grande importanza.
Con la diffusione del cristianesimo, tra il III e il IV secolo, in Puglia
vennero fondate diverse diocesi, divenute presto dipendenti da Costantinopoli.
Nonostante le invasioni barbariche del V secolo, però, il governo
bizantino non fu intaccato e non venne alterata l'opera di fiscalizzazione
pesante iniziata dall'Impero d'Oriente.
Tra il VII e il IX sec., però, la regione fu attaccata da Longobardi,
Franchi (Lucera, 802) e Saraceni, che, gradualmente, occuparono le località
principali della regione, lasciando a Bisanzio solo il Salento (con Otranto
e Gallipoli).
I Longobardi occuparono il Gargano, Canosa e poi Brindisi (633), Taranto,
Bari etc., mentre i Saraceni, che avevano iniziato col colpire le coste,
verso metà del IX secolo, iniziarono a sostituirsi ai Longobardi,
finché quasi tutta la regione si ritrovò unificata sotto
uno stesso potere.
Solo Bari, che diventò sede di un emirato, destreggiandosi fra
Greci, Longobardi, Franchi, Saraceni e a volte con l'aiuto dei Veneziani
(1002), riuscì a mantenere una certa autonomia.
Nel IX sec., invece, con la ripresa dell'Impero d'Oriente, Bari, Taranto
e gli altri porti tornarono bizantini, e, la regione si risollevò.
Lecce divenne un importante centro culturale e religioso, ed aumentarono
i traffici con l'Oriente bizantino e musulmano.
Ma presto le città maturarono, evolvendosi in comuni autonomi,
e si organizzarono contro Bisanzio. Il nobile Melo di Bari divenne il
capo delle rivolte e, grazie all'alleanza con Enrico II, tenne testa ai
Bizantini, dal 1009 al 1016, appoggiandosi alle città di Trani,
Bitetto, Bitonto e Bari.
Nella seconda fase dell'insurrezione (1017-1018), Melo si servì
anche di mercenari normanni, e, per alcuni anni, la regione fu in preda
a lotte intestine.
Il periodo dei tumulti si concluse dopo la clamorosa sconfitta di papa
Leone IX a Civitate (1053), e con la vittoria degli Altavilla. Così
Roberto il Guiscardo, nel 1059, diventò duca di Puglia e di Calabria
e, nel 1071, conquistò Bari e Brindisi realizzando l'unificazione
territoriale della regione. Dall'XI sec., gli Altavilla ebbero il riconoscimento
dell'imperatore Enrico III e del papa Leone IX.
La storia della regione si confonde allora con quella generale del Regno
di Sicilia e Puglia, costituitosi nel 1130, e fu testimone di un importante
progresso materiale e culturale, con il miglioramento dell'istruzione,
la costruzione di porti, cattedrali (es. Bitonto), fortezze e cinte murarie
urbane.
La Puglia subì un ulteriore sviluppo civile sotto Guglielmo II
che, tenendo buoni rapporti con Venezia, agevolò i mercanti pugliesi
e con Federico II.
Dal 1264 al 1435 (morte di Giovanna II), la Puglia sentì la dominazione
angioina, subendo, come le altre province conquistate, un pesante contraccolpo.
I principali mali che afflissero il paese furono il dilagare dell'anarchia
e una sensibile diminuzione dei commerci. Poiché, anche se gli
Angioini riuscirono a mantenere il controllo della via di Bisanzio, i
commerci furono pian piano monopolizzati da mercanti stranieri, e la repubblica
di Venezia, che già nel XII sec. aveva messo piede in Puglia, divenne
sempre più attiva nella regione sia con appalti di dogane e privilegi
sia finanziariamente.
Ancora di più sotto gli Aragonesi (1442-1503), si aggravò
il processo di feudalizzazione della regione, e si manifestarono i fenomeni
del latifondismo, del disordine giudiziario e amministrativo, e della
perdita della sicurezza privata. Otranto, Trani e il principato di Taranto
costituirono delle formazioni indipendenti dalla Corona, con l'apporto
di alcune potenti famiglie feudali (i Caldora, i Caracciolo di Martina,
i Brienne, gli Orsini di Gravina e Solofra, i Pignatelli e altre).
Qualche miglioramento si ebbe con il re Ferdinando I (1458-1494), ma
la regione subì comunque nuove scorrerie dei Turchi e pesanti ripercussioni
della guerra di Ferrara, e Bari, dal 1464, divenne possedimento della
famiglia Sforza.
L'occupazione francese (1495), quella veneziana e quella franco spagnola
(1501), inoltre, causarono forti conflitti interni alla regione (la disfida
di Barletta, la battaglia di Cerignola (1503)). Solo con la pace di Cambrai
o delle Due dame (1529) i Francesi ed i veneziani abbandonarono la regione
e durante la dominazione spagnola la regione non subì gravi attacchi
esterni, ma si aggravarono le condizioni interne, poiché molti
porti vennero abbandonati o insabbiati, come Brindisi, alcune coste si
impaludarono, l'agricoltura regredì ed i commerci diminuirono sensibilmente.
Fu la dominazione borbonica del XVIII secolo, ad apportare finalmente
qualche miglioramento, con la costruzione di strade, porti etc.., e le
riforme del periodo napoleonico (1806-1815), in particolare l'abolizione
della feudalità, la ristrutturazione dei latifondi e delle terre
pubbliche e diversi miglioramenti in campo giudiziario.
Durante la Restaurazione, però, il governo borbonico non seppe
reagire efficacemente al brigantaggio, ne derivò un intensa attività
settaria (massoni, carbonari ), che sfociò nel moto del 1820 e,
dopo la diffusione della "Giovine Italia", nei moti del 1848.
Con la caduta dei Borboni la Puglia fu annessa al regno d'Italia (1860)
e fu divisa nelle province di Bari, Foggia e Lecce, corrispondenti alle
antiche denominazioni storiche di Terra di Bari, Capitanata e Terra d'Otranto.
A queste si sono aggiunte, più tardi, anche Taranto e Brindisi.
IL DIALETTO
La regione linguistica pugliese è tutt'altro che omogenea. Fin
dalle prime dominazioni romane si delineò l'opposizione tra la
regione del Salento e il resto della Puglia.
Le antiche popolazioni messapiche, che popolavano il Salento, mantennero
infatti la loro individualità linguistica molto a lungo, anche
contro le dominazioni greche. Nella Puglia si sono creati così
tre ceppi linguistici: quello latino, quello greco e quello sannita.
Nelle aree di confine si verificarono inoltre delle mescolanze particolari,
e in altre zone si sono creati dei paradossi linguistici, per cui nell'area
Taranto-Brindisi si trovano dei vocaboli diversi dal salentino, ma identici
al napoletano.
La distinzione tra il Salento e la Puglia si basa su tre elementi fondamentali:
- il sistema vocalico del Salento è identico a quello del siciliano,
con la presenza di "a" e " e" aperte e chiuse, e una
sola varietà di "i" e "u".
- nel Salento manca il cambio vocalico (metafonia) tipico del centro-sud,
così "questo", che cambia solitamente in "chistu",
nel Salento è "chesto".
- le vocali finali vengono pronunciate in maniera chiara, al contrario
della pronuncia "ë" del resto del territorio.
Il dialetto della Puglia costiera, assimilandosi all'abruzzese, presenta
il cosiddetto "frangimento vocalico", ossia il passaggio della
vocale "i" in "öi", così "gallina"
e "chino" divengono "gaddöine" e "chiöine".
Questo cambiamento si trova anche in "öu", dalle parti
di Andria, dove "mulo" diviene "möule".
Tra gli altri fenomeni vocalici troviamo il passaggio della "u"
in "àu", così "fuso" diviene "fàusë",
la "i" può cambiare in "ei", come in "fareinë"
per "farina"; la "e" chiusa può cambiare in
"ei", come in "seirë" per "sera".
Un altro tratto tipico è il passaggio della "a" palatizzata
in dittongo, così il latino "frater" (fratello), diviene
"freutë" e "pala" diviene "peulë".
Per quel che riguarda le consonanti, il Salento si distingue dalle altre
regioni limitrofe per la conservazione dei gruppi "nd" e "mb"
(che solitamente cambiano in "nn" e "mm").
Un carattere tipico della regione Puglia è il cambio della "g",
normalmente corrotta in "j", a "sc", così "ginocchio",
non diviene "junocchiu", ma "scinucchiu", e andare
diventa "scire".
Riguardo al vocabolario, è difficile distinguere parole tipicamente
pugliesi, se si fa eccezione per i termini di origine greca, questo dialetto
condivide infatti la maggior parte dei suoi termini con altre regioni.
Così "crai", al posto di "domani", "pica"
per "gazza"; "socra" per "suocera", si trovano
in vari posti del meridione. Forse una delle particolarità uniche
del pugliese è data dalla parola "navicula" per "culla",
tipica del nord della regione, mentre nel resto della Puglia si usa la
parola greca "naca".
Una particolare attenzione meritano i termini paesaggistici, che ritraggono
il carattere della terra locale, si hanno ad esempio due termini per indicare
i mucchi di sassi, "specchia" e "truddu".
SCHEDA DELLA REGIONE
Informazioni tratte dal sito: http://www.aliblu.it/italia/puglia
La Puglia è la regione più orientale di tutta l'Italia
e si trova nel Sud del nostro Stato, è bagnata dal Mar Adriatico
a nord-est e dal Mar Ionio a sud. Il territorio è piuttosto basso
e montuoso solo all'1,5%, mentre risulta pianeggiante al 54% e collinare
al 44%.
Il punto più elevato si raggiunge con il Monte Cornacchia (1152
metri); i fiumi sono molto scarsi, poveri d'acqua e concentrati nella
parte settentrionale, il più importante è l'Ofanto. In prossimità
del Gargano vi sono i 2 laghi costieri italiani più vasti, il Lago
di Lesina e quello di Varano, profondi pochi metri; fanno parte della
Puglia le piccole isole Tremiti.
Bari è il capoluogo regionale, seguono come numero di abitanti
Taranto, Foggia, Lecce, Andria, Brindisi e Barletta. La popolazione della
regione si addensa in gran parte in cittadine e grossi borghi rurali.
Rispetto ad altre regioni del sud la Puglia è più sviluppata
dal punto di vista economico. L'agricoltura è tuttora la risorsa
primaria, nonostante le cattive condizioni ambientali e climatiche di
molte zone; si coltivano ortaggi (insalata, peperoni, finocchi, carciofi),
tabacco, uva da vino e da tavola, olive, mandorle; di notevole importanza
la pesca marittima e quella di molluschi e crostacei, l'allevamento ha
invece poco peso.
L'industria si avvale di giacimenti di bauxite e bentonite e delle più
grandi saline italiane; vi sono poi alcuni grossi impianti nel settore
petrolchimico ed in quello siderurgico, oltre ad altre imprese minori
operanti in vari campi. Il turismo ha buone prospettive di sviluppo, sia
per le località artistico-storiche, sia per i luoghi di balneazione,
ma è un pò frenato dalla mancanza di adeguate strutture.
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