• I Trulli

    Pubblicato il 26 febbraio 2013 da Bed-BreakfastPuglia in Notizie turistiche.
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    I Trulli


    LA STRUTTURA ARCHITETTONICA

    Le opere in pietra a secco abitative e non tipiche della regione Puglia sono da ricercare principalmente nelle trasformazioni che furono effettuate, ad iniziare dagli ultimi decenni del 1600 e che si protrassero durante il 1700 e il 1800, con lo scopo di recuperare i campi incolti o di modificare la boscaglia in superfici coltivate ed abitate. E’ evidente che contadini e pastori nel costruire le prime opere “a secco” adattarono la loro esperienza con il reperimento dei materiali e con alcuni condizionamenti legislativi che alcuni conti e duchi emanarono in quelle epoche in Puglia.

    Quindi per i contadini nostri avi, non fu solo una predilezione di gusto, ma una scelta inevitabile per le loro necessità.

    Con il sostantivo maschile “Trullo” viene indicata quella caratteristica costruzione rurale Pugliese (zona della Murgia fin verso il litorale ionico) destinata all’abitazione del colono e al ricovero dei mezzi agricoli. Il volume architettonico del Trullo ha due diverse forme planimetriche: quella circolare e quella quadrangolare.

    i trulli

    Quella circolare è la più antica, ma l’eterogeneità della capacità costruttiva della forma planimetrica non ha una regolarità geometrica, tramite i rilievi architettonici si è giunti alle conclusioni che non ci sono
    strutture identiche, quindi non solo cambia la componente planimetrica, ma anche volumetrica. Le due componenti planimetriche differenziano la parte inferiore del volume trullo che diventa tronco-conica e tronco-piramidale.

    Nella parte superiore a copertura si possono avere differenti soluzioni. La più diffusa è data dalla copertura a coni ma esistono anche trulli con la copertura con sovrapposizione di tronchi di cono e di piramidi, ovvero dei tetti a falde inclinate o delle porzioni di semisfere. Il modello architettonico del Trullo ha la caratteristica di avere due strutture di spazio indipendenti, una determina il volume interno, l’altra quello esterno.


    LA COSTRUZIONE

    I Trulli

    Il materiale
    Il materiale adoperato per la costruzione del trullo veniva recuperato dalla superficie agricola dove il trullo veniva edificato ed era di diversa pezzatura e spessore, perché dovendo costruire senza malta, bisognava tenere conto del peso proprio, del contrasto dei cunei lapidei inseriti con forza negli interstizi. I conci che avevano maggiori dimensioni vennero adoperati per costruire gli spigoli della parte inferiore della struttura esterna, nonché gli architravi di porte e finestre; quelli di media dimensione per conformare i parametri murali, le lastre di medio spessore venivano usate per i pavimenti, le lastre sottili per le coperture.

    I Trulli

    L’area interna è realizzata mediante l’uso di corsi successivi di pietra, di pezzatura simile e disposti in maniera tale da formare un paramento murario perpendicolare alla direttrice planimetrica fino all’altezza dell’architrave del fornice d’ingresso.

    La parete inferiore della struttura esterna si identifica con parametro murario inclinato “a scarpa” in modo da migliorare la statica della struttura edilizia, composto con pietre di dimensioni rilevanti sia per contornare i vani delle aperture, sia per comporre gli eventuali spigoli di intersezione quando ha forma planimetrica quadrangolare.

    I Trulli

    Il tetto è formato da lastre di calcare, le cosiddette “chiancarelle” e sono importanti per la impermeabilizzazione della struttura sia per il recupero delle acque piovane. La distinzione all’esterno tra porzione inferiore e copertura è accentuata da un incasso o da una sporgenza. L’incasso è una specie di gronda inclinata, che segue il perimetro della costruzione e raccoglie le acque piovane. Nella parte più bassa della grondaia c’è un canale che raccoglie l’acqua piovana per immetterla in una cisterna situata sotto il pavimento del trullo.

    La copertura a forma di cono caratterizza la maggior parte di queste costruzioni. Quando il cono è uno degli elementi della struttura esterna, risulta realizzato con “chiancarelle” inclinate di 15-20 gradi sul piano orizzontale, che vengono poste in opera in maniera sfalsata rispetto ai giunti di accostamento di quelle sottostanti, per impedire che l’acqua piovana penetri all’interno. Si tratta di una falsa cupola, formata da cerchi di pietra che diventano sempre più stretti fino a chiudere lo spazio in alto su cui svetta un pinnacolo di pietra.

    Il trullo è fresco in estate e caldo in inverno per l’ingegnosa camera d’aria. Gli unici elementi che collegano la struttura esterna a quella interna sono gli stipiti e gli architravi dei fornici d’ingresso, nonché quelli delle finestre e gli elementi di diversa forma che costituiscono i pinnacoli terminali dei coni.

    In un primo momento al trullo venne assegnata la funzione di riparo temporaneo durante le ore di lavoro e di deposito degli attrezzi e successiva mente con la sua evoluzione venne segnato come abitazione rurale, di stalla, di palmento, di fienile. I trulli nella maggior parte dei casi venivano costruiti in prossimità delle strade che portavano al campo agricolo.

    Oggi si adopera il calcare dei trulli per la costruzione della massicciata, cioè uno strato di pietra adoperato per la costruzione di strade. Con questa prassi negli ultimi dieci anni abbiamo assistito alla distruzione in Puglia di circa mille trulli.

    La caratteristica della “Murgia dei Trulli” è la capacità di evoluzione dei caratteristici fabbricati, per cui dal trullo unicellulare si è passati a quelli bicellulari, tricellulari, quadricellulari ecc. La spettacolarità è che nell’assemblaggio ogni modello volumetrico entra in aggregazione mantenendo inalterate le proprie caratteristiche. Tale particolarità è dovuta soprattutto al conseguenziale abbattimento del trullo a base quadrangolare che acquisisce una serie di fornici perimetrali che consentono la possibilità di accesso tra le varie cellule occupate. In effetti questa è una peculiarità del “Chiese a cupole in asse”.

    I Trulli

    Nei trulli bicellulari si è notata l’esistenza del focolare, quindi del camino e di alcove ricavate nello spessore delle murature. Quando poi ci si trova di fronte ad impianti quadrimodulo, si può parlare di “masserie” in quanto intorno vi sono specifici spazi come quello adoperato a stalla o deposito con ingresso indipendente. Si nota, poi, l’esistenza della cisterna, del forno, dei soppalchi, dei ripostigli e di un’aia lastricata di più ampie dimensioni di quelle nei modelli bicellulari e tricellurari. Infine ci sono edifici composti dall’aggregazione di 5-10-15 e a volte 20 moduli volumetrici, in alcuni casi la loro composizione é derivata dalla necessità abitativa di componenti di nuclei familiari, pur continuando ad operare nelle medesime aziende agricole, hanno costituito nuove famiglie. In altri casi, invece, servivano per allocarvi ulteriori stalle o abitazioni di salariati.

    LE TRADIZIONI POPOLARI, LA VITA QUOTIDIANA

    L’interno dei trulli si presenta con l’ingresso che corrisponde alla stanza più grande è qui che la famiglia passa più tempo durante la giornata (si trovano tavolo, sedie e suppellettili). In questa stanza, ad un lato accanto alla parete, troveremo un antica cassapanca di legno pregiato in cui secondo la tradizione si tiene religiosamente custodito il corredo della sposa tramandato di madre in figlia.

    I Trulli

    Accanto alla cassapanca il telaio. Su di una mensola si trovano gli oggetti d’uso della casa e qualche statuina dei patroni della città: Santi Medici, Cosma e Damiano.
    Dalla stanza si accede, per una scala di legno, attaccata alla parete, ed attraverso una botola con sportello, al solaio, in cui viene depositato ogni cosa dalle provviste agli arnesi da lavoro. Vicino al camino pendono: pomodori, cipolle, aglio, uva, salumi quando se ne hanno. In questa prima stanza dove si riunisce la famiglia si aprono gli archi dell’alcova, riservate da tendine con disegni a fiori coloratissimi, in cui sono situati i letti di ferro battuto.

    Dirimpetto la porta d’ingresso è situata per consuetudine, la cucina con il suggestivo focolare dotato di catene con gancio per il pentolone. Ai lati panche di legno. All’esterno della casa, ai lati della porta d’ingresso sono disposti i sedili in pietra, dove le comari passano il tempo nei mesi estivi e svolgono i piccoli lavori di cucito, sgranatura di legumi, mentre nello spazio antistante si balla l’antica “tarandell” di Alberobello.

    TARANDELL

    Oijlì, oijlì, oijlà,
    ‘a tarandell’ t’ vogghij’ abballà,
    ‘a tarandell’ t’ vogghij’ abballà,
    p’ farit’ addicijà.
    Oijlì, oijlì, oijlà.
    Oijlì, oijlì, oijlà
    ‘u bamminijell’ t’ vogghij’ purtà,
    ‘u bamminijell’ t’ vogghij’ purtà,
    p’ farit cunzulà.
    Oijlì, oijlì, oijlà.
    Oijlì, oijlì, oijlà,
    l’ uomin’ brutt’ e li femmin’ bell’,
    l’ uomin’ brutt’ e li femmin’ bell’.
    Oijlì, oijlì, oijlà.
    l’ uomin’ brutt’ e li femmin’ bell’,
    l’ uomin’ brutt’ e li femmin’ bell’.
    Oijlì, oijlì, oijlà.
    Oijlì, oijlì, oijlà.
    ‘sta castagnol’ t’ vogghij’ tuccà’,
    ‘a catarell’ t’ vogghij’ pizzicà,
    p’farit’ zumbittijà.
    Oijlì, oijlì, oijlà.

    TARANTELLA

    Oilì, oilì, oilà,
    la tarantella ti voglio ballare,
    la tarantella ti voglio ballare,
    per farti consolare.
    Oilì, oilì, oilà,
    Oilì, oilì oilà,
    il bambinello ti voglio portare,
    il bambinello ti voglio portare,
    per farti consolare.
    Oilì, oilì, oilà.
    Oilì, oilì, oilà,
    gli uomini brutti e le donne belle,
    gli uomini brutti e le donne belle.
    Oilì, oilì, oilà,
    gli uomini brutti e le donne belle,
    gli uomini brutti e le donne belle.
    Oilì, oilì, oilà.
    Oilì, oilì, oilà.
    questo mento ti voglio toccare,
    la “chitarrella” ti voglio pizzicare,
    per farti saltellare.
    Oilì, oilì, oilà.

    INFLUENZA SULL’ARCHITETTURA DELLE CHIESE PUGLIESI

    La ricerca sul territorio pugliese dice che anche se c’è stata una trasposizione dei principi costruttivi dell’architettura antica dell’Egitto e della Mesopotamia non vi è dubbio che alcuni modelli di chiese a cupola sono stati matrici di forme e tecniche dei trulli ad esempio la distinzione nelle due strutture volumetriche indipendenti, quella interna e quella esterna, così come molti dei portali di ingresso dei trulli sono simili con quello della chiesa della Madonna del Carmine di Acquaviva delle Fonti e di quella della chiesa di Santa Lucia nei pressi di Casamassima o della Madonna della Grotta a Ceglie Messapica.

    Altre affinità coesistono nelle modalità di risoluzione della copertura, la strutturazione interna delle cupole della chiesetta di San Apollinare, nel territoriodi Rutigliano; nella chiesa di Seppannibale, nel territorio di Fasano, ad esempio costituiscono dei codici esperienziali ai quali i costruttori dei Trulli si rifecero per risolvere i loro quesiti archittettonici.

    I Trulli

    La Chiesa di Ognissanti a Valenzano, il Duomo di Canosa, la Chiesa di S.Corrado a Molfetta sono, Chiese a cupola in asse, escogitate dai nostri avi costruttori per congegnare delle navate che avevano ed hanno la spazialità interna conclusa con una consecuzione di cupole, questa loro peculiarità si ritrova nel sistema di assemblaggio di più moduli di trullo.

    Ulteriori somiglianze con le chiese rurali e “trulli” balzano agli occhi se prendiamo in esame la chiesa della Madonna della Croce di Noci e quella del Crocifisso di Bitonto, in questo caso le cupole sono veri e propri Trulli. La datazione di queste Chiese é comprensiva dal IX secolo al 1664. Nel periodo angioino in Puglia si riscontra un’altra fabbrica che può avere correlazioni con il repertorio dei Trulli; l’edificio, situato a Monte Sant’Angelo, viene denominato “la Tomba di Rotari”. Secondo alcuni studi si tratta del fonte battesimale paleocristiano della contigua basilica di San Pietro costruita tra il 1266 e il 1300, sembra che la progettazione e la costruzione della parte inferiore sia stata opera di un tecnico qualificato, mentre gli ordini superiori sembra siano stati opera di un artigiano locale che nella tecnica di copertura ha dimostrato di essere un legittimo discendente delle tholoi micenee e buon figlio delle terre dei trulli, poiché ha disposto le pietre in assi orizzontali e in progressivo aggetto.

    I Trulli

    Menzione a parte merita la chiesa di S.Antonio ad Alberobello che venne iniziata nel 1926, dal maestro d’arte De Leonardis, la volta principale è caratterizzata da uno slanciato trullo alto 25m., ai lati del quale si elevano 2 trullini dominati da un altro trullo posto sul campanile.

    PINNACOLI E SIMBOLI DEI TRULLI

    I Trulli

    Alla sommità delle cupole svetta un pinnacolo di pietra che presenta ornamentazioni dalle forme più differenti (una palla, un cono o varie combinazioni di questi elementi) chiamate “carrozzolle”.

    La loro origine è primitiva, infatti nel vicino oriente venivano poste sulle costruzioni pietre di colore e di origine incerta che si ritenevano cadute dal cielo e provenienti dal sole, ecco perché la tradizione li collega al culto del sole.

    La divinità nei templi antichi era rappresentata da una pietra posta all’apice dell’edificio, infatti in tutti i pinnacoli la testa rotondeggiante vuole rappresentare il collegamento con la sfera solare. Quasi tutti i trulli presentano sulle cupole, tracciate in bianco e grigio, scritte e simboli di vario genere.
    Si fanno risalire a culti preistorici pagani o giudeo-cristiani per via di analogie con simboli antichi di varia provenienza e natura.

    I Trulli

    Indubbia sembra essere la matrice o ispirazione orientale. Le origini remote sembrano confermate dalla svastica messapica largamente disegnata sui trulli .Si distinguono le sigle dai disegni. Le sigle meno comprensibili si riferiscono agli antichi popoli primitivi che abitavano nella selva mentre simboli messapici si riferiscono ai segni zodiacali e si identificano con le conoscenze astrologiche.

    I simboli pagani rappresentano animali e motivi umani connessi con la superstizione e venivano posti sui coni per invocare la protezione divina.

    I Trulli


    DIFFUSIONE DEL MODULO TRULLO NEL TERRITORIO PUGLIESE

    La zona collinosa della Puglia occupa tutta la sua parte centrale, conferisce alla regione una delle maggiori caratteristiche geografiche ed é rappresentata dalle Murge. Si distinguono le Murge di nord-ovest e le Murge di sud-est, tra loro collegate dalla insellatura di Gioia del Colle.

    I Trulli

    Dalla ricerca espletata sul territorio pugliese si é appurato che esistono delle particolarità di forma e di uso che contraddistinguono i trulli in ragione di determinati ambiti geografici: promontorio del Gargano, Tavoliere, alta Murgia, bassa Murgia e ambito barese, Murgia dei trulli, ambito tarantino, Terra d’Otranto. Ogni ambito territoriale ha le sue modalità costruttive che, al contempo, si possono ritrovare riprodotte in altri luoghi che distano decine e decine di chilometri.

    Sul nostro territorio la prevalenza é di trulli mono-cellulari, e la forma più consueta é espressa tramite l’aggregazione di un “cilindro” (parte inferiore) ed un “cono” (parte superiore). Varianti a questo modello sussistono quando la porzione inferiore della costruzione ha forma “parallelepipeda o cubica” sempre sormontata da coni. Ulteriori differenze si riscontrano quando il volume esterno é composto “a gradoni” , tramite la sovrapposizione di tronchi di cono. Il modello a base circolare é definito “forma primaria”.

    I Trulli

    Nella zona del Gargano e in quella del Tavoliere, nei territori di Manfredonia e San Severo, di Ischitella, Sannicandro Garganico, San Marco in Lamis, vi sono numerosi trulli connessi alle attività agricole e pastorali, soprattutto quando i terreni sono coltivati a ceci, lenticchie, fave, mandorle ed olive, comunque, la loro denominazione in questo ambito territoriale é di “pagliaro”.

    A causa della configurazione orografica del territorio, la dislocazione dei trulli é abbinata a interventi di terrazzamento delle falde e delle colline, interventi effettuati con muri di contenimento in pietra a secco come, ad esempio a Mattinata e Monte Santangelo.

    Esternamente non c’è la conformazione “a cono” ma la copertura è “bombata”; in alcuni casi è quasi piana, una specie d’ “aia” per la lavorazione dei prodotti agricoli. Una scala esterna consente di pervenire sulla copertura.
    A San Govanni Rotondo ci sono dei trulli edificati a ridosso della roccia, lì dove questa presenta delle differenze di quota sul terreno. Per cui mancano alcune componenti perimetrali.

    Nel territorio dell’alta Murgia (Minervino Murge, Spinazzola, Poggiorsini, Gravina di Puglia, Santeramo in Colle, Cassano Murge) i trulli unicellulari sono prevalentemente correlati nell’attività pasoroale, mentre i modelli adibiti alle attività agricole hanno assolto e assolvono ancora oggi il compito di deposito per attrezzi e ricovero dalle intemperie nelle ore lavorative.

    Il materiale lapideo è appena sbozzato nella componente esterna, mentre è molto accurato in quella interna. Molte le varianti nei territori di Canosa, Barletta, Andria, Trani, Corato, Bisceglie, Ruvo, Terlizzi, Grumo Appula, Molfetta e Bitonto. Eccone elencate alcune:

    modello classico cilindro, parte inferiore; cono come copertura. La variante nel territorio di Bitonto e di Giovinazzo è data dalla copertura non a “chiancarelle” bensì “terra rossa costipata”. Inoltre, spesso, esiste un finestrino di ereazione collocato sopra l’architrave della porta.
    un secondo modello edilizio è dato dalla sovrapposizione dei tronchi di cono con costante o differente altezza.
    un terzo modello con involucro a forma di cono, realizzato con opera muraria a secco ricoperta, spesso, con un impasto di terra e latte di calce. Si ha pertanto una continuità curvilinea che esclude qualunque asperità.

    Nell’ambito territoriale della città di Corato, i trulli contenuti su estese proprietà terriere hanno dimensioni maggiori e sono caratterizzati da strati consecutivi di accumuli di pietrame lungo il loro perimetro; tale particolarità, probabilmente, è dovuta al lavoro dei salariati, i quali avevano il trullo come riferimento sia per l’accumulo dei sassi che inceppavano l’aratro, sia come luogo di dialogo per la pausa delle giornate lavorative e per il riparo dalle intemperie.

    Nei territori di Barletta, Andria e Trani si sono rilevati anche dei grossi trulli che all’esterno si configurano come volume unico, ma l’interno è invece composto da più ambienti.

    Nella terra di Otranto (provincia di Taranto, Brindisi, Lecce) la struttura trullo presenta delle particolarità proprie.
    La prima è che la concentrazione di nuclei urbani ad esigue distanze tra di loro rende superflua la disponibilità di strutture rurali per risiedervi. La seconda particolarità, che riguarda le strutture del Salento, è il materiale usato per la loro edificazione che è crosta tufacea, di facile lavorazione e quindi non esiste un involucro di chiancarelle. La terza particoarità è che all’esterno è sagomata una scala che consente di mantenere pulita la superficie conica, di agevolare l’edificazione al momento della realizzazione e di curarne la manutenzione, prioritaria in questo tipo di architettura priva di malta. La planimetria è quadrangolare. La parte esterna è costituita dalla sovrapposizione di tronchi di piramide di ampiezza e altezza decrescenti.

    In questo territorio, soprattutto Salento, Gallipoli, Otranto e Leuca, i trulli diventano “specchie” e “pagghiare” . Sembra che le specchie, giganteschi trulli a cono tronco, alti anche quindici metri e con base di 30 metri, servissero da vedetta, prima che nel 1500 gli Aragonesi e gli Spagnoli cominciassero a innalzare le meno primordiali torri di difesa costiera in muratura. Quando la sentinella che vigilava sul tetto dava il segnale, i contadini correvano al riparo dietro l’enorme costruzione in pietra o nel recinto fortificato.

    Le “pagghiare” differiscono dalle specchie per il tetto in paglia e dovevano servire anche da rifugio o per il deposito degli attrezzi o del raccolto o delle provviste.

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