• La musica popolare pugliese

    Pubblicato il 26 febbraio 2013 da Bed-BreakfastPuglia in Notizie turistiche.
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    Fonte: Wikipedia, l’enciclopedia libera

    La Pizzica

    La pizzica è una danza tradizionale popolare originalmente diffusa nella Puglia meridionale e nella Basilicata orientale. Fa parte della grande famiglia delle tarantelle.
    antica origine medievale, come esorcismo per le donne tarantate, contaminate dalle punture di tarantola. Il rito si perpetua ancora oggi come, ad esempio, ogni 29 giugno a Galatina.

    La pizzica nella storia
    La pizzica era considerata l’unica medicina contro il morso delle tarante. Nel Salento di molti anni fa, la popolazione per lo più era contadina, e viveva a strettissimo contatto con la terra e gli animali, tra cui la taranta, che si trovava in perfetto habitat nel caldo salentino. Durante il raccolto capitava di sentirsi improvvisamente male e svenire. Dopo molti casi non curati dalla medicina tradizionale, si notò che la persona in questione appariva in uno stato di trance continuo e non aveva alcuna reazione ad eccezione di un ballo durante la suonata di alcuni strumenti tra cui, il più importante, il tamburello. Si dice anche che il mito della taranta derivasse dall’antica Grecia ai tempi di Zeus. La leggenda narra di una giovane ragazza, Arakne, sedotta da un marinaio il quale partì dopo la prima notte d’amore, visse in attesa del ritorno del suo amore. Una mattina vide una barca avvicinarsi alla costa e, Arakne, fece il segnale convenuto con il suo marinaio. La barca rispose: era tornato. Ma a pochi metri dal porto ci fu un attacco verso la barca, la quale, fu affondata e uccisi i suoi ospiti. Arakne vide morire il suo amore dopo anni di attesa. Così, alla sua morte, Zeus la rimandò in terra per restituire il torto ricevuto, non come ragazza ma come tarantola. Importanza fondamentale di questo fenomeno è attribuita a San Paolo, il quale compariva ai tarantolati e prevedeva la loro guarigione dopo 1, 2 giorni o settimane, addiritture mesi. Testimonianze vive le si trovano in tutto il Salento.

    La pizzica oggi
    Oggi non ci sono piu casi eclatanti di tarantolate, ma la scomparsa progressiva della taranta nel Salento non ha cancellato la memoria storica di questo fenomeno, tanto che si ritiene la Taranta viva ancora oggi. La Grecìa Salentina è un esempio massimo di rappresentazioni folkoristiche sulla taranta. Ogni estate si fanno una serie di concerti itineranti per gli 8 comuni della grecìa salentina e con conclusione a fine agosto con un concerto finale che vede ospiti come Lucio Dalla e Carmen Consoli (2006); Piero Pelù (2005), Francesco De Gregori (2004). Numerose sono le formazioni musicali contemporanee che hanno contribuito a rivitalizzare questo genere musicale:

    Il movimento della riproposta
    Nonostante la sua origine sia legata ad un esorcismo-adorcismo di natura pagana, collegata ai riti dionisiaci, con il passare del tempo la pizzica ha trovato una sua autonomia come tipo di danza e genere musicale, oltre a divenire un vero e proprio fenomeno popolare. Se da un lato, quindi, il tarantismo andava estinguendosi per effetto dei mutamenti nei costumi della società, la pizzica è rimasta ben viva nella tradizione del folklore salentino. Tuttavia, per molti anni sia la pizzica che il fenomeno del tarantismo sono stati ritenuti un forma di arretratezza culturale di cui vergognarsi.

    Negli anni settanta la musica e le danze della pizzica sono state riscoperte ed apprezzate in tutta la loro bellezza, e oggi hanno contribuito a consolidare un legame culturale con altri fenomeni musicali simili dell’Italia meridionale. Alcuni studiosi ritengono addirittura che la pizzica salentina costituisca il più lontano antenato della tarantella e delle sue varianti: la tarantella garganica, la tarantella napoletana, la tarantella calabrese e la tarantella siciliana.

    Negli ultimi anni sono state organizzate moltissime rassegne musicali dedicate alla pizzica salentina, tra cui la Notte della taranta che richiama centinaia di migliaia di appassionati e curiosi. È da segnalare la grande popolarità raggiunta dai protagonisti della manifestazione, tra cui Uccio Aloisi. Questo genere musicale è stato ripreso anche da autori internazionali come Stewart Copeland.

    La Tarantella

    La tarantella, detta anche còrea è una danza popolare dell’Italia meridionale, in tempo veloce, in metro di 6/8 e per lo più in modo minore. Alcune tipologie hanno una metrica con dei fraseggi melodici e ritmici in 4/4 (una sestina ogni movimento, su bpm da 60 a 90); alcune pizziche, la pizzica scherma, alcune varianti peloritane ed agrigentine presentano fraseggi completi in 4, e, soprattutto, 16 movimenti.

    Danza molto in voga, prevalentemente in Campania, tra il Trecento e il Quattrocento. La più famosa è probabilmente quella composta per pianoforte da Gioachino Rossini, intitolata La danza, che fu arrangiata per esecuzione orchestrale, insieme ad altri brani pianistici di Rossini, da Ottorino Respighi nel secolo XXI per il balletto La boutique fantasque, coreografato da Léonid Mjasin per i Ballets Russes di Serge Diaghilev. Ricordiamo anche la Tarantella di Carpino di Andrea Sacco. Decine sono le versioni della sua più famosa, Accomë j’eia fa’ p’ama ’sta donnë, conosciuta impropriamente come Tarantella del Gargano.

    Etimologia
    Secondo alcuni prende il nome dalla tarantola (Lycosa tarentula), un ragno velenoso diffuso nell’Europa meridionale. Si riteneva che il veleno del ragno provocasse fenomeni di convulsione e che la tarantella fosse in grado di scacciarli riproducendoli nel ballo (fenomeno del tarantismo).

    Il Tarantismo

    Il tarantismo o tarantolismo è una malattia che, in base ad antiche credenze popolari dell’ Italia meridionale, sarebbe provocata dal morso di un ragno chiamato popolarmente taranta (dal nome della città di Taranto, nel cui territorio é tuttora diffusa la tarantola mediterranea Ischnocolus). Il tarantismo comporterebbe una condizione di malessere generale e una sintomatologia psichiatrica simile all’epilessia. I sintomi sono soprattutto di carattere neurovegetativo o psichico come un apparente offuscamento dello stato di coscienza e turbe emotive.
    In realtà il morso della Theraphosidae a cui veniva attribuita la colpa del malessere è innocuo per l’uomo, più credibile è la teoria che attribuisce la colpa alla malmignatta che però non veniva considerata per via delle sue più modeste dimensioni.

    Il tarantismo ha generato una forma musicale ed un ballo detto pizzica o tarantella, e in questa forma ha perso il legame con la religione e la superstizione, vivendo di vita propria. Questa forma musicale recentemente è stata ripresa anche da autori internazionali.

    Storia
    Il tarantismo si connotò come fenomeno storico religioso che caratterizzò l’Italia meridionale e in particolare la Puglia fin dal Medioevo; visse un periodo felice fino al XVIII secolo, per subire nel XIX secolo un lento ed inesorabile declino. Le vittime più frequenti del tarantismo erano le donne, in quanto durante la stagione della mietitura, le raccoglitrici di grano erano maggiormente esposte al rischio di essere morsicate da questo fantomatico ragno.

    Attraverso la musica e la danza era però possibile dare guarigione ai tarantati, realizzando un vero e proprio esorcismo a carattere musicale. Ogni volta che un tarantato esibiva i sintomi associati al tarantismo, dei suonatori di tamburello, violino, organetto, armonica a bocca ed altri strumenti musicali andavano nell’abitazione del tarantato oppure nella piazza principale del paese. I musicisti cominiciavano a suonare la pizzica, una musica dal ritmo sfrenato, e il tarantato cominciava a danzare e cantare per lunghe ore sino allo sfinimento. La credenza voleva infatti, che mentre si consumavano le proprie energie nella danza, anche la taranta si consumasse e soffrisse sino ad essere annientata.

    Come spesso accade per i rituali a carattere magico e superstizioso, anche a questa tradizione si cercò di dare una “giustificazione” cristiana: così si spiega il ruolo di San Paolo, ritenuto il santo protettore di coloro che sono stati “pizzicati” da un animale velenoso, capace di guarire per effetto della sua grazia. La scelta del santo non è casuale poiché una tradizione vuole che egli sia sopravvissuto al veleno di un serpente nell’isola di Malta.

    Il tentativo di cristianizzazione del tarantismo non riuscì però completamente. Infatti, durante la trance le donne tarantate esibivano dei comportamenti di natura oscena, ad esempio mimando rapporti sessuali oppure orinando sugli altari. Per questi motivi la chiesa di San Paolo di Galatina (LE), dove i tarantati venivano condotti a bere l’acqua sacra del pozzo della cappella, venne sconsacrata e San Paolo da santo protettore degli avvelenati cominciò ad essere ricordato come il santo della sessualità.

    Il fenomeno del tarantismo si è andato progressivamente estinguendo, ed è sopravvissuto esclusivamente in determinate zone del Salento. Esso era diffuso nelle province di Lecce, Brindisi, Taranto e probabilmente anche nel sud barese e nella provincia di Matera. Per quanto riguarda l’alto Salento, pare che il culto di San Paolo non era molto diffuso, ma il tarantismo aveva conservato maggiormente il carattere pagano. Quando la persona afflitta dal morso si riteneva guarita, si usava fare un corteo, chiamato tarantolesco: si tornava accompagnati dai musici sul posto dove la persona riteneva di essere stata pizzicata e lì compiva l’ultimo ballo per quell’anno.

    Il rituale
    Il rituale del tarantismo coniuga alcuni elementi del paganesimo, caratteristici delle società antiche, ed elementi della religione cattolica.

    L’esorcismo inizia quando il tarantato avverte i primi sintomi del tarantismo e chiede che vengano i musicisti a suonare la pizzica. Al suono della musica il tarantato comincia a scatenarsi in una danza sfrenata che in questa fase del rito serve a determinare da quale tipo di taranta è stato avvelenato (ad esempio, si distinguono la “taranta libertina”, la “taranta triste e muta”, la “taranta tempestosa”, la “taranta d’acqua”). La taranta poteva essere anche indentificata con i serpenti o gli scorpioni. Dopo questa fase diagnostica comincia una fase “cromatica” in cui il tarantato viene attratto dai vestiti delle persone da cui è circondato (spesso dei fazzoletti), il cui colore dovrebbe corrispondere al colore della taranta che ha iniettato il veleno. Tale attrazione viene manifestata a volte in modo violento ed aggressivo. Il perimetro rituale non era solo circondato da fazzoletti colorati, ma anche da cose richieste esclusivamente dalla persona tarantata, che potevano essere tini ricolmi d’acqua, vasi di erbe aromatiche, funi, sedie, scale, spade e altro. Inizia quindi una fase coreutica in cui il tarantato evidenzia dei sintomi di possessione che può essere di natura epilettoide, depressiva-malinconica oppure pseudo-stuprosa. Durante questa fase l’ammalato si abbandona a convulsioni, assume delle posture particolari in cui si isola dall’ambiente circostante e può assumere atteggiamenti con cui si identifica con la taranta stessa.

    Il rituale finisce quando il tarantato calpesta simbolicamente la taranta per sottolineare la sua guarigione dalla malattia.

    Il tarantismo oggi
    La tradizione del tarantismo è in qualche modo sopravvissuta sino ai nostri giorni con la messa-esorcismo del 29 giugno nella chiesa di San Paolo di Galatina. Tuttavia sono andati progressivamente scomparendo i momenti di partecipazione collettiva e diminuisce sempre di più il numero di persone che si recano alla chiesa per dare luogo al rituale. Il contesto in cui avviene l’esorcismo del resto è radicalmente cambiato: non più la comunità contadina riunita a condividere la stessa esperienza culturale ma solo una folla di curiosi e visitatori lontani dall’atmosfera culturale del rito.

    Anziché arrivare nei carri, oggi i tarantati vengono in automobile e scendono a pochi metri dall’ingresso della chiesa. Prima di entrare nella cappella viene svolto un breve rituale davanti alla chiesa mentre i parenti degli ammalati impediscono ai curiosi di scattare fotografie e girare filmati. Il rito all’interno della cappella non è pubblico ma aperto soltanto ai parenti stretti dei tarantati. L’esorcismo dura comunque pochi minuti, come ulteriore prova della disgregazione culturale di tale tradizione.

    Jéntu – “Pizzica di San Vito dei Normanni”

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